DIVINA MISERICORDIA

PROGRAMMA DI PREGHIERA

Il programma di preghiera, si attua mensilmente. Gli incontri si tengono il giovedì. All'inizio di ogni incontro, si reciterà il Rosario della Divina Tenerezza. Tutte le funzioni sono previste alle ore 21.00, in Cappella, salvo variazioni.

1° giovedì: Regola di Suor Costanza ( lettura e meditazione )
Scelta passo biblico ( lettura dei Vangeli )
Intenzioni di preghiera

2° giovedì: Messa e a seguire Adorazione silenziosa

3° giovedì: Intercessione ( anche figurativa )

4° giovedì: Intenzioni e preghiera comunitaria

AVVISO

Ogni primo venerdì del mese, nella Cappella dove si svolgono gli incontri, sarà esposto il Santissimo per l 'Adorazione.
Verranno comunicati ( nel contesto degli impegni della Cappella ) eventuali cambiamenti di programma.


RECITA CON NOI IL ROSARIO DELLA DIVINA TENEREZZA

ISTRUZIONI
Per la recita del Rosario, clicca su ROSARIO, poi alla pagina successiva clicca su DOWNLOAD ( centro pagina ), si consiglia di avere o scaricare Windows Media Player per seguire e ascoltare il Rosario, si aprirà ancora una pagina, dove clicca su DOWNLOAD ANYWAY e scaricare così il Rosario.

In fase di aggiornamento.

ROSARIO della TENEREZZA del PADRE nella TRINITA'

Primo mistero

Contempliamo la Tenerezza del Padre

È bello che il Tuo cuore ci abbia concesso

la Tua amicizia.

Ti chiediamo, o Padre, la forza , la fede, la spe­ranza,

perché nessuno sfugge al dolore.

Ma in ri­sposta all'amore, ci hai regalato la salvezza.

Un Pater, un'Ave Maria, un Gloria.

Dieci volte: Tenerezza del Padre, grazie

perché sei sempre con noi e in noi

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Secondo mistero

Contempliamo la Tenerezza di Gesù

Quanto ti sentiamo, o Gesù, nel nostro cuore.

Ti aspettiamo, perché sappiamo che non mi lasci mai.

Non permettere che ci perdiamo, ma sem­pre purificaci,

aprici alla preghiera, guidaci alla sapienza,

facci crescere nell'amore.

Un Pater, un'Ave Maria, un Gloria.

Dieci volte: Tenerezza di Gesù, grazie

perché sei salvezza e rinascita.

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Terzo mistero

Contempliamo la Tenerezza dello Spirito Santo

Infondi, o Spirito Santo, l'amore nei nostri cuori,

liberaci da qualsiasi schiavitù, insegnaci perché

vogliamo imparare alla Tua scuola.

Fa' che il buio del male non entri mai in noi,

ma abbiamo sempre la luce per guardare

ogni bellez­za creata.

Se dovessimo esaltarci, umiliaci nella mente e nel cuore,

perché senza di Te non sappia­mo cosa potremmo diventare.

Donaci il Tuo costante aiuto, affinché

Ti possia­mo servire nei fratelli con carità e giustizia.

Un Pater, un'Ave Maria, un Gloria.

Dieci volte: Tenerezza dello Spirito Santo, grazie

perché ci istruisci, ci guidi, ci san­tifichi.

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Quarto mistero

Contempliamo la Tenerezza di Maria

Attraverso le nostre lacrime, o Maria,

Madre tenerissima, Tu ci consoli e ci accogli

quali tuoi figli prediletti.

Vigili sempre su noi per proteggerci dai pericoli e

ci insegni con amore che ogni nostro dolore,

ogni nostra lacrima sono perle che donia­mo a Gesù,

tuo Figlio.

Un Pater, un'Ave Maria, un Gloria.

Dieci volte: Tenerezza di Maria Santissima,

grazie perché sempre ci proteggi

e ci consoli.

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Quinto mistero

Contempliamo la Tenerezza di tutti i Santi

Discepoli prediletti del Signore, o Santi tutti,

aiutateci a cercare e ad ascoltare docilmente Dio nel nostro intimo.

Ottenete alla Madre Chiesa santi sacerdoti e

consacrati che, insieme a noi e per noi,

siano una scintilla del grande incendio d'amore

del Cuore di Dio, per diffondere la Sua Parola

ed essere per i fratelli sale, lievito e luce

secondo il Vangelo.

Un Pater, un'Ave Maria, un Gloria.

Dieci volte: Tenerezza di tutti i Santi, grazie

perché ci aiutate ad amarci gli uni gli altri

con amore evangelico.







Spazio Aperto

LITANIE della TENEREZZA TRINITARIA

[La Santissima Trinità - 1[10].jpg]


Signore, pietà -Signore, pietà

Cristo, pietà -Cristo, pietà

Signore, pietà -Signore, pietà

Cristo, pietà -Cristo, pietà

Padre del cielo, che sei Dio, -abbi pietà di noi

Figlio, redentore del mondo, che sei Dio, -abbi pietà di noi

Spirito Santo, che sei Dio, -abbi, pietà di noi

Santa Trinità, unico Dio, -abbi, pietà di noi


Tenerezza del padre, mistero d'amore infinito, -abbi pietà di noi

Tenerezza del Padre, mistero di pienezza, -abbi, pietà di noi

Tenerezza del Padre, che poni su di noi

il tuo sguardo rassicurante, -abbi, pietà di noi

Tenerezza del Padre, che nel silenzio

ci poni alla Tua presenza, -abbi, pietà di noi

Tenerezza del Padre, che ci colmi

del tuo amore fino alla sazietà, - abbi, pietà di noi

Tenerezza del Padre,

che vieni incontro a ciascuno di noi, -abbi, pietà di noi


Tenerezza di Gesù, che ci chiami a salire

sul tuo monte per incontrarti, -abbi pietà di noi

Tenerezza di Gesù, il cui cuore è la perla

preziosa inimitabile, -abbi pietà di noi

Tenerezza di Gesù, il cui respiro è in noi, -abbi pietà di noi

Tenerezza del di Gesù,

che ci custodisci nella purezza

dell'anima per essere degni figli della Luce, -abbi pietà di noi

Tenerezza di Gesù,

che sei dolce riposo

e conforto per i nostri cuori, -abbi pietà di noi


Tenerezza dello Spirito Santo,

che vieni a portare in terra

il tuo fuoco di amore per consumarci, -abbi pietà di noi

Tenerezza dello Spirito Santo,

che illumini la nostra volontà

e ristori la nostra anima, -abbi pietà di noi

Tenerezza dello Spirito Santo,

che ci liberi da ogni amarezza, -abbi pietà di noi

Tenerezza dello Spirito Santo

che ci doni sante ispirazioni

i per riparare le nostre mancanze, -abbi pietà di noi

Tenerezza dello Spirito Santo,

che ci concedi di adorarTi

nel Tuo Santo Tempio, -abbi pietà di noi


Tenerezza di Maria,

che sei un inesauribile dono d'amore, -prega per noi

Tenerezza di Maria,

che ci liberi dalla durezza di cuore, -prega per noi

Tenerezza di Maria,

che ci aiuti ad incontrare Gesù

per essere meglio un dono per gli altri, -prega per noi

Tenerezza di Maria,

che ci doni il tuo soccorso nelle prove, - prega per noi

Tenerezza di Maria,

che ci fai essere testimoni veritieri

dell'amore di Gesù, -prega per noi


Tenerezza di tutti i Santi,

che ci aiutate a compiere bene

la volontà di Dio, -pregate per noi

Tenerezza di tutti i Santi, che ci aiutate

a superare lo scoraggiamento e quel senso

di inutilità che proviamo, -pregate per noi

Tenerezza di tutti i Santi, che ci aiutate

a vivere con slancio nella fedeltà e nella gioia, -pregate per noi

Tenerezza di tutti i Santi, che ci aiutate

ad accogliere nell'amore di Dio

i fratelli bisognosi, -pregate per noi

Tenerezza di tutti i Santi, che ci aiutate

nella sofferenza a saper ricominciare, -pregate per noi


Un messaggio di TENEREZZA ... un conforto per chi soffre

FA' DI ME STRUMENTO - GIOVANNI PAOLO II° Il pensiero di San Francesco

L' ISPIRAZIONE

UNA SUORA...

…nella mia famiglia, si viveva una vita,

profondamente spirituale …


Nasce da una famiglia patriarcale.

Sei figli : un maschio e cinque femmine, tutte consacrate al Signore.


Ottobre 1942 entra in convento.


Novembre 1944 voti semplici.


Marzo 1947 voti solenni ( perpetui ).


17 febbraio 1954 convento, prime ore del mattino,

il sole illumina tutto il coro.

Sull’altare il Crocefisso ; quella mattina, s’avvede che Gesù è nell’ombra, l’unica parte illuminata é il suo braccio destro.


Perché ?!

Lei “sente” nell’animo Gesù :

- Vedi, non sono totalmente conosciuto, solo il braccio destro, segno di giustizia e punizione, è illuminato …..


Fammi conoscere nella pienezza

del Mio amore, della Mia Tenerezza –


17 marzo 1954 si ripete il fenomeno, ma al contrario, cioè il braccio è nell’ombra, mentre

il resto del corpo è illuminato.Due momenti di grazia, dove matura il pensiero di propagare e far conoscere la Divina Tenerezza.

SANTA CHIARA



Assisi vanta di aver dato i natali ad un altro personaggio che insieme a San Francesco ha significato molto nella storia e nella vita della Città.Chiara nasce da una nobile famiglia nel 1194, da Favarone di Offreduccio di Bernardino e da Ortolana. La madre, recatasi a pregare alla vigilia del parto nella Cattedrale di San Rufino, sentì una voce che le predisse: "Oh, donna, non temere, perchè felicemente partorirai una chiara luce che illuminerà il mondo"

La BENEDIZIONE di SANTA CHIARA

Nel nome del Padre del Figlio
e dello Spirito Santo.

Il Signore vi benedica
e vi custodisca.

Vi mostri la sua faccia
e abbia misericordia di voi.

Volga verso di voi il suo volto
e vi dia pace,


sorelle e figlie mie, e a tutte le altre che verranno e rimarranno nella vostra comunità, e alle altre ancora, tanto presenti che venture, che persevereranno fino alla fine negli altri monasteri delle povere dame.

Io Chiara, ancella di Cristo, pianticella del beatissimo padre nostro san Francesco, sorella e madre vostra e delle altre sorelle povere, benché indegna, prego il Signore nostro Gesù Cristo, per la sua misericordia e per l'intercessione della santissima sua genitrice, santa Maria, e del beato Michele arcangelo e di tutti i santi angeli di Dio, del beato Francesco padre nostro e di tutti i santi e le sante, che lo stesso Padre celeste vi dia e vi confermi questa santissima benedizione sua in cielo e in terra: in terra, moltiplicandovi nella grazia e nelle sue virtù fra i servi e le ancelle sue nella Chiesa sua militante; e in cielo, esaltandovi e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i santi e le sante sue.

Vi benedico nella mia vita e dopo la mia morte, come posso, con tutte le benedizioni, con le quali il Padre delle misericordie ha benedetto e benedirà i suoi figli e le sue figlie in cielo e sulla terra, e con le quali il padre e la madre spirituale ha benedetto e benedirà i figli suoi e le figlie spirituali. Amen.

Siate sempre amanti delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, e siate sempre sollecite nell'osservare quelle cose che avete promesso al Signore.

Il Signore sia sempre con voi e voglia il Cielo che voi siate sempre con lui.

Amen.



L' UMILTA' di CHIARA

Santa Chiara fa proprie le doti di Maria di Nazareth, nella Sua semplicità, umilmente accetta la più miserevole delle condizioni così da incentivare il fervore delle prime consorelle e tracciare una nuova strada.

BASILICA di SANTA CHIARA in ASSISI

Assisi Basilica di Santa Chiara

A SANTA CHIARA

Oh, dolce Chiara,
fa' che gioisca
ed esulti di gioia,
come facesti tu nel Signore.
Perché anche in me ci sia
il desiderio di servirlo
da sorella Sua e Tua,
e sia sempre serva inutile.
Signore
donami la grazia
di non perdere mai la via
dei tuoi comandamenti.
Fammi stare alla Tua presenza
con fedeltà ed esultanza,
perché non mi sia mai nascosta
la Tua dolcezza
e la Tua tenerezza.
Lascia che l'anima mia sia attratta
dalla stessa fedeltà di Chiara,
che Ti ha amato
ponendo sul suo cuore
la Tua legge
e la Tua gloria.
Amen


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LA NUOVA STRADA

Questo percorso quindi, iniziato nel lontano 1954, dall’ ispirazione della suora, coinvolge e suscita in un sacerdote, il desiderio di costruire una Casa della Tenerezza di Dio, in quel di Perugia; mentre più tardi, un

altro sacerdote, missionario in Brasile, ha costruito un Santuario dedicato alla Divina Ternura.

Dal quale, nascono vocazioni sacerdotali. Mentre in Italia nasce il gruppo Apostoli, guidato

dall’occhio vigile e materno della Madre Badessa, che con molta attenzione, fin dai primi passi,

sprona il lavoro del gruppo.

Ne è così frutto, un libretto di preghiere e la corona del Santo Rosario dedicata alla venerazione di Santa Chiara.

Nei primi anni di questo terzo millennio, la clarissa tornata al Padre, nel luglio del 2007, confida il suo pensiero,

e affida a Sara il compito di continuare, oltretutto lasciando vari scritti e una Sua personale Coroncina per la Divina Tenerezza; quindi operando in modo affinché prendesse corpo un gruppo di preghiera,

orante e fervente.

* * * * *


Sara trova forza d’animo nel suo personale percorso di vita con Gesù; con tenacia e fede profonda,

il primo "seme" : Angela.

Da questo momento inizia a prendere corpo il gruppo vero e proprio. Oggi lo stesso, consta di altri cuori, che si sono avvicinati e credono nel messaggio Clariano, e l’augurio è che, sia l’inizio di un discorso di più largo respiro, affinché l’intento, confortato dalla preghiera, faccia fiorire concretamente ed essere aiuto per chi necessita, e fin dal suo nascere è stato vivo l ’interesse, così da avvalersi dell’assistenza di un padre spirituale.

Il gruppo Apostoli si sta dedicando alla diffusione

dell' originario pensiero ,

ritrovandosi

a Gallarate, dove si riunisce in preghiera

alle ore 21.00 di ogni giovedì.


Con il ricordo di tutte le intenzioni di preghiera richieste.


TI ASPETTIAMO !

PER INFORMAZIONI E INTENZIONI DI PREGHIERA

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sarapaladino@fastwebnet.it


angela.miglio@tiscali.it



LE QUATTRO CANDELE

giovedì 31 dicembre 2009

ANDIAMO CON ... CHIARA E FRANCESCO

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Un nuovo anno!
Nuove prospettive all'orizzonte, auguriamo dal profondo del cuore che queste possano realizzarsi per tutti! L'anno appena trascorso ha visto e accompagnato questa crisi mondiale che penalizza i deboli, senza nessuna distinzione, il debole è debole, qualunque sia la sua condizione sociale, non ultima quella della perdita dei posti di lavoro, di chi non può permettersi di fare la spesa, non di arrivare alla terza settimana, i figli, la casa; gli ultimi: chi è in mezzo alle guerre, gli emarginati, più di tutti però una preghiera particolare per i bambini "soli", malati, usati, gli ultimi nella scala sociale, quella scala che in questi giorni ai primi gradini vede chi ha "la mangiatoia bassa" ma in basso non guarda mai,
è faticoso, non è conveniente! Se è per farmi veder allora sì!
Quella mangiatoia dove lo stesso Francesco pose a Greccio, il bambinello!
Ma a quanto pare poco insegna.
E come non vedere questa società che è lesta ad inviare col proprio telefonino i due euro , così almeno la coscienza è tranquilla, oltretutto oggi si fa così, no? Un terremoto, un'alluvione, la raccolta per il cancro e via così: ho fatto una buona azione! Quanta ipocrisia! Ma non è lo stesso uomo, che al semaforo manda a quel paese un bambino sfruttato e malato che è li per un centesimo?
E' un fastidio che non si può sopportare. L'uomo !
Il gruppo Apostoli della Divina Tenerezza oltre agli auguri per un sereno 2010, augura che la Tenerezza di Dio entri con prepotenza nei cuori di chi può muovere le cose, di chi non parla solo per il fiato ma siano conseguenza i fatti concreti.
Vogliamo inoltre ricordare che la sera del primo giorno dell'anno
sul 1° canale Rai, è in onda il film:

Chiara e Francesco
Un'occasione per chi non conosce e per chi può e vuole approfondire della vita e opere di due grandi personaggi che Dio ci ha donato.
Affidiamo a Chiara e Francesco con umiltà le nostre preghiere affinchè la società possa ritrovare nella loro luce, la buona strada.
Auguri !

giovedì 24 dicembre 2009

IL GRUPPO APOSTOLI DELLA DIVINA TENEREZZA

ESPRIME DI CUORE GLI AUGURI PER UN


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lunedì 7 dicembre 2009

LA VITA HA UN FINE NON UNA FINE - IV^ PARTE

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/73/God2-Sistine_Chapel.png


Ho iniziato con Elia e la sua accorata preghiera: Prendi, Signore, la mia vita, concludo affiancandogli il venerando Simeone, il quale, dopo che i suoi occhi ormai stanchi hanno potuto vedere la Salvezza d'Israele, rivolge a Dio la pacata implorazione:

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola (Lc 2,29).

È la preghiera di un sereno vegliardo che verso la fine della vita vede premiata la sua forte fede ed esaudita la sua speranza messianica.

Questi medesimi sentimenti sono ben espressi da un’altra grande figura di donna cristiana, Monica. Dialogando col figlio Agostino “convertito”, confida:

Figlio mio, per quanto mi riguarda, questa vita ormai non ha più nessuna attrattiva per me. Cosa faccio ancora qui e perché sono qui, lo ignoro. Le mie speranze sulla terra sono ormai esaurite. Una sola cosa c'era, che mi faceva desiderare di rimanere quaggiù ancora per un poco: il vederti cristiano cattolico prima di morire.

Il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente, poiché ti vedo addirittura disprezzare la felicità terrena per servire lui. Cosa faccio qui? (Conf. Libro IX).

Per il vero cristiano tutto diviene preghiera, anche la morte, quando sa fidarsi e affidarsi a Dio Padre. Gli santi non solo hanno desiderato morire per essere con Cristo, ma addirittura ad alcuni è stato concesso di conoscere il proprio “dies natalis”!

C'è quindi modo e modo di sospirare quel giorno, certo liberante, ma soprattutto determinante perché, esaudite ed esaurite la fede e la speranza, ci fisseremo nell'amore trinitario. Allora non ci sarà più lamento, pianto, lutto (cf Ap 21,4b), ma unicamente gioia e pace senza fine.

Un giorno arriverà anche per noi la morte, e se avremo combattuto la buona battaglia e conservato la fede, ci attenderà la corona della gloria (cf 2Tm 4,7).

Cosa significherà morire?

Non altro che un nascere, un venire alla luce, dopo la travagliata gestazione terrena. Vita perciò non senza sbocco, disperatamente voluta stroncare prima del tempo fissato, intendendo porre la parola fine solo perché non si è saputo credere nel suo fine e fatto dipendere da Dio il “basta!”.

Nascere, vivere, morire rientrano nel piano di amore di Dio e quindi nel mistero stesso di Dio, che l'uomo deve solo ammirare e rispettare, tanto più quando è chiamato a dare la propria cosciente, gioiosa e responsabile collaborazione, mentre va facendo sue le meravigliose espressioni del Salmo 138:

Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;

sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo.

Non ti erano nascoste le mie ossa

quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra.

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro;

i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno.

…vedi se percorro una via di menzogna (di morte)

e guidami sulla via della vita (13-16.24).

Prendi e mangia è l'invito che Dio rivolgerà fino alla fine dei tempi, finché sulla terra ci sarà un vivente. Ogni giorno mangia il pane quotidiano per il sostentamento in questa vita e mangia il pane eucaristico per la vita eterna.

Così l'Eucaristia, dopo averci aiutato a “stare in piedi” o a “rimetterci in piedi” per tutto il cammino terreno, ci sosterrà anche sull'ultimo tratto di salita all'Oreb, che - a suo tempo - raggiungeremo - la Casa del Padre, il Regno dei cieli - accolti dal Signore che ci farà sedere alla sua mensa e passerà a servirci (cf Lc 12,37) e sarà festa per sempre!

Suor Josefa - Priora Benedettina


venerdì 4 dicembre 2009

LA VITA HA UN FINE NON UNA FINE - III^ PARTE

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/73/God2-Sistine_Chapel.png

Solo allora torna il sereno nel cuore e nella mente e soprattutto si comprende la fedeltà di Dio che è sempre vicino ad ogni uomo: Ascolta sempre la preghiera del povero, di chi ha il cuore ferito, e salva gli spiriti affranti (Sl 33,19), ma esaudisce in piena sovranità e libertà.

Come già non rimase sordo al grido degli israeliti schiavi in Egitto e volle scendere per liberarli e condurli verso la terra promessa (cf Es 3,7-8), così pure non rimane sordo a nessun’altro gemito proponendo in modi diversi il suo: prendi e magia.

Elia, comunque, si predispone col sonno fisico a quello mortale che ha invocato. Dio viene e interviene: lo scuote da quel pigro torpore e gli comanda per due volte:

Alzati, e mangia. Cioè, Prendi, mangia il cibo che ti tiene in vita... e cammina, perché hai ancora tanta strada da fare; la tua vita non ha concluso il suo corso, la sua missione, soltanto quando Io dirò “basta” allora anche per te “sarà tutto compiuto” (Cf Gv 19,30) e allora all'Amen finale seguirà l'Alleluia eterno!

Su mangia, perché troppo lungo per te è il cammino.

Al modesto “perché” di Elia che lo porta a desiderare di morire, gli sta ora davanti il “perché” di Dio; al “basta”, suggerito dall'umana paura, fronteggia l'incoraggiante “ancora” di Dio.

Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

Quando l'uomo - da poveraccio qual è - invoca a modo suo la morte, che vede però solo liberante e non trasformante, quando ai propri o altrui occhi si prospetta la fallimentare visione di sé e della vita, per Dio è invece il momento di “svegliarlo dal sonno” perché si rimetta in piedi...e cammini. Non solo! Gli procura il cibo dei forti: l'Eucaristia: Lui stesso, il Verbo eterno fatto carne in un preciso momento storico per farsi poi pane per la fame dell'uomo di ogni tempo.

Dio può essere abbandonato, ma Lui non abbandona nessuno. In Cristo, suo Figlio, si è fatto compagno di viaggio. A chi accoglie il suo amore di predilezione propone la sua sequela per divenire missionario della Buona Novella del Regno. A tutti, in risposta ai disperati ed incoscienti sos di morte, fa giungere il suo corroborante comando di sicura salvezza:

Alzati e mangia. Prendete e mangiate.... prendete e bevete (Mt 26,26-27). Chi ha sete, venga a me (Gv 7,27). Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò (Mt 11,28).

Allora ognuno di noi con San Paolo può dire:

Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù in Cristo Gesù (Fil 3,14).

Dichiara infatti con quella franchezza che sempre lo caratterizza: Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno (Fil 1,21), perché sa di essere stato afferrato da Cristo ed altro non desidera che raggiungerlo e conquistarlo a sua volta (cfr. Fil 3,9).

Questo ardente Apostolo di Cristo fa anche una curiosa riflessione:

Sono messo alle strette da queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga (Fil 1,23-24).

Dello stesso parere è San Martino, Vescovo di Tours, la cui serena fortezza e bonarietà sono messe in luce in alcune antifone della Liturgia delle Ore:

- Signore, se sono ancora utile al tuo popolo, non rifiuto la fatica, sia fatta la tua volontà.

- O uomo meraviglioso! Non lo vinse la fatica, ne lo sgomentò la morte; non ha temuto di morire, non ha rifiutato di vivere.

Ha imitato Cristo che affermò: Mio cibo è fare la volontà del Padre (Gv 4,34): dall'accettare di prendere un corpo (nascere) all'accettare che venisse offerto (morire) per la salvezza dei fratelli. Cibo di cui anche noi, rincuorati dall'esempio suo e dei santi, dobbiamo nutrirci, perché

«sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore» (Rm 14,8b).

Suor Josefa - Priora Benedettina