Man mano il popolo capiva che quel Gesù non era un uomo come gli altri, non lo si poteva imbrogliare, manipolare, mettere in difficoltà con una semplice battuta o proponendo qualche quesito-tranello a sorpresa. Perché allora non vedere in una personalità cosi vigorosa e inattaccabile il tipo adatto di Salvatore che si aspettavano?
Anch’Egli conosceva bene l’urgente necessità che venissero finalmente liberati da tutti gli oppressori. Ma nello stesso tempo proprio Lui - personaggio così unico, chiaroveggente, obbiettivo, illuminato, sensibile alle altrui sofferenze, dal comportamento così ineccepibile e con le affermazioni autorevoli che sosteneva - a quanti lo osservavano attentamente faceva sorgere alcune perplessità:
- quando avrebbe operato qualcosa di concreto per liberarli dalla dura tirannia dei dominatori?
- Quando avrebbero potuto vedere annientati i nemici e liberi ritornare ai loro culti nel Tempio?
- Come avrebbe realizzato la liberazione?
- Da quali nemici intendeva salvarli?
- Con tutto il suo parlare dove li voleva portare?
- Sapeva ascoltare il loro grido disperato, misurare la loro stanchezza, scorgere l’esasperante speranza in qualcuno che sul serio li liberasse?
Sì, il Liberatore c’era, era lì in mezzo ai suoi fratelli oppressi, ma - come già era avvenuto attraverso gli interventi dei Profeti - li voleva portare nel loro intimo perché si accorgessero delle trasgressioni alla Legge, confessassero cioè il proprio peccato di idolatria andando contro la volontà di Dio.
Javhè, per bocca dei Profeti, li aveva tante volte avvertiti che se non fossero stati ubbidienti e osservanti dei suoi comandi, sarebbero andati in esilio. Effettivamente solo quando Israele tradiva l’alleanza, quando sostituiva se stesso a Dio, quando a Lui preferiva altri dei, quindi diveniva apertamente idolatra, allora veniva oppresso e umiliato dai nemici che gli stavano attorno.
Con il suo parlare, Gesù voleva portare il popolo a vedere nelle conseguenze le cause dei mali che lo affliggevano, voleva metterlo di fronte al vero nemico che continuava a vedere personificato nei suoi oppressori.
Pertanto Gesù rivela all’uomo di tutti i tempi e di tutti i luoghi questa grande verità:
"...tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo... Ciò che esce dall’uomo. questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultéri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l`uomo" (Mc 7,18b.2l-23).
La tenerezza, che lo spinge ad avere pietà verso chi sbaglia, non gli impedisce di riprendere anche con durezza chi è maldisposto nei suoi confronti. Questo atteggiamento é comunque sempre in linea con la Sua volontà di salvezza.
Non lascia cadere alcuna domanda da qualsiasi parte gli venga rivolta e la risposta che ne segue è un perfetto medicamento, un potente antibiotico atto a eliminare qualunque tipo di infezione.
Il male di cui ogni uomo soffre è prima di tutto dentro di sé.
I sette vizi capitali che si porta dentro, se non li domina, spadroneggiano e lo rendono succube, schiavo.
Ecco dove si trova l’origine del male, dove alberga, ed è lì che va debellato.
Suor Josefa - priora Benedettina




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