Visualizzazione post con etichetta Vergine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vergine. Mostra tutti i post

giovedì 15 agosto 2019

Agosto 14 - 2019 Maria è colei che lo Spirito Santa ha inondato della sua Grazia.

«Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo». Mt. 1,20

LO SPIRITO SANTO SCENDERÀ SU DI TE…

Maria è colei che lo Spirito Santo ha inondato della sua Grazia, la prima cristiana, la prima carismatica: con Lei la liberalità dello Spirito è davvero splendida! Lo Spirito Divino, che ha compiuto meraviglie in tutta la storia della salvezza, nella pienezza
dei tempi, ha operato in Maria la concezione verginale dell’Uomo Nuovo, Cristo Gesù; per questo la Vergine è giustamente chiamata Sposa di Dio e Tempio dello Spirito Santo.La fede di Maria, che accetta liberamente l’offerta della Maternità Divina, è un’azione tutta privilegiata dello Spirito. La sua collaborazione libera e attiva, è nutrita e permeata dallo Spirito, che le dona la Grazia di donarsi completamente a Dio. Non appena ella pronuncia il sì a Dio, l’Atteso delle Genti, ad opera dello Spirito San-to, è concepito nel suo seno e riceve da Lei il Corpo e il Sangue umani, che un giorno saranno immolati sulla croce: da quell’istante comincia la storia della nostra Redenzione.
I Padri chiamano lo Spirito Santo «l’iniziatore del Corpo e del Sangue di Cristo». È nel momento dell’Annunciazione che Maria diventa il punto di giuntura tra la terra e il Cielo.
Lo Spirito Santo è l’Amore di Dio che viene a noi nella sua suprema manifestazione, inviato dal Padre e dal Figlio; Maria è l’umile ancella ch’Egli innalza fino all’incon-tro con Dio.
Nel momento d’incontro di questa doppia tenerezza di Dio verso la Vergine e della Vergine verso il suo Creatore, nasce la Nuova Alleanza nel cuore stesso del Mistero dell’Incarnazione.
Se Cristo è l’Uomo Nuovo, Maria è la creatura nuova plasmata dallo Spirito. A lei, prima che a tutti i redenti, si devono applicare le parole dell’Apostolo, che così tratteggia la fisionomia dei figli di Dio redenti dal Sangue di Cristo: «Scelti prima della creazione del mondo per trovarci al suo cospetto santi ed immacolati».
Non essendo la Divina Maternità limitata alla sola generazione fisica, ne consegue che la profonda associazione tra Maria e lo Spirito, porti ad una stretta cooperazione di Maria col Cristo per la salvezza del mondo. L’azione dello Spirito in lei continua perciò con la sua potenza misteriosa a guidarla per tutta la vita, alimentando, sotto il suo impulso, la sua fede viva, che va così crescendo e perfezionandosi fino alla prova suprema sotto la croce e fino alla pienezza della visione di Dio. Quest’azione si amplifica nel
Cenacolo, dove anche Maria è presente con i discepoli; anche lei comincia a parlare lingue nuove, è alla loro testa nella lode al Signore e diviene la profetessa di Dio per una sempre più intima unione al Cristo. Ella viene da allora ad avere un ruolo unico
nella Comunione dei Santi ed unisce tutti i redenti intorno al trono dell’Agnello.

L’azione dello Spirito e quella di Maria, da Lui derivata ed a Lui subordinata, tendono ad un unico scopo: rivelare e dare Cristo all’umanità e così glorificare il Padre. Non pochi teologi ammaestrano che la figura di Maria è così eccelsa che non ci si può accostare a Lei senza la grazia e l’illuminazione dello Spirito e che noi dalla luce di Maria siamo guidati alla conoscenza ed all’amore dello Spirito. Ecco perché la pietà mariana rivivrà in noi se sarà fortemente legata allo Spirito Paraclito. Venerando, lodando e invocando quella creatura meravigliosa che è Maria, riconosciamo ed esaltiamo l’opera dello Spirito che l’ha innalzata a così sublime altezza.

O Vergine immacolata, hai accolto l’ineffabile parola dell’Angelo e il tuo grembo, pie-no della luce dello Spirito Santo, ha meritato di portare il Verbo di Dio fatto uomo: rendici docili al medesimo Spirito per comunicare al mondo le ricchezze del Sangue del nostro Salvatore. E cosi sia.








giovedì 25 luglio 2019

Sant'Agnese, vergine e martire - Non ancora capace di soffrire e già matura per la vittoria.


Dal «Sulle Vergini» di sant'Ambrogio, vescovo Memoria di sant’Agnese, vergine e martire, che, ancora fanciulla, diede a Roma la suprema testimonianza di fede e consacrò con il martirio la fama della sua castità; vinse, così, sia la sua tenera età che il tiranno, acquisendo una vastissima ammirazione presso le genti e ottenendo presso Dio una gloria ancor più grande; in questo giorno si celebra la deposizione del suo corpo.

Il 21 gennaio si festeggia Sant’Agnese. Nacque nella città di Roma il 293 dopo Cristo. I suoi familiari erano patrizi e quindi gente molto istruita e ricca. Agnese, ancora bambina, decise di convertirsi alla Fede in Gesù Cristo e di fare un voto di castità al Figlio di Dio. Ad un certo punto, il figlio del prefetto di Roma si innamorò perdutamente della ragazzina. Costei però non ricambiava i sentimenti del giovane innamorato. Agnese dunque rifiutò senza mezzi termini il corteggiamento del suo spasimante. Il prefetto non comprese le ragioni del rifiuto della ragazza a suo figlio e ad un tratto scoprì anche che Agnese aveva fatto voto di castità. Costui ordinò alla giovane di abbandonare la sua casa e di andare a vivere in clausura presso le vestali. Nella sua nuova dimora, la ragazza avrebbe dovuto convertirsi al paganesimo, pregando la dea che ai tempi era la protettrice di Roma. Agnese rifiutò di trasferirsi presso le vestali, e allora, per punizione, venne esposta senza vestiti nei pressi di Piazza Navona. A quel punto, un ragazzo cercò di avvicinarsi alla giovane per toccarla, ma venne accecato da un Angelo Bianco, mandato dalla Provvidenza. L’uomo perse la vista, ma riuscì miracolosamente a riacquistarla, grazie alle preghiere di Agnese.

A Sant'Agnese, Vergine e Martire, il nuovo Calendario della Chiesa riserba, giustamente una memoria obbligatoria. Il nome di Agnese deriva dal greco agne, che vuol dire « casta », ed è simile al nome di agnus, cioè agnello. Nella storia della santità, moltissime sono state le « Agnese », cioè le agnelle di Cristo, candide, miti e pure. Quella di oggi è la prima degna dell'Agnello divino martirizzata a Roma, si crede ai tempi di Diocleziano, cioè verso il 304.

Secondo la concorde tradizione romana e greca, non era che una bambina di dodici anni, un boccio pudico, un'agnellina tenera e candidissima. « In un corpo così piccolo,—commenta Sant'Ambrogio,—c'era posto dove ferire?... Le fanciulle della sua età non riescono a sostenere lo sguardo irritato dei genitori; la puntura di un ago le fa piangere; Agnese offre tutto il suo corpo alla punta della spada, che il soldato brandisce con furore contro di lei ». Il sangue del suo martirio fece spiccare ancor più il candore della sua innocenza. Agnese divenne così il simbolo del pudore e della purezza. Il suo nome fu ripetuto in tutti i sermoni sulla verginità, tutti gli inni esaltarono il candore del suo vello incontaminato.

La leggenda naturalmente immaginò un infelice insidiatore della sua pudicizia, nel figlio voglioso del Prefetto di Roma. Agnese l'avrebbe respinto e perciò venne denunciata come cristiana. Il Prefetto impose alla bambina di sacrificare, con le altre vergini, alla dea Vesta, oppure di entrare tra le meretrici della città. Ma la piccola e intrepida Agnese ebbe più timore dell'idolatria che non della prostituzione, anche perché sapeva di poter uscire intatta e immacolata dalla prova infamante.

Spogliata, si rivestì dei lunghi capelli, manto regale della sua pudicizia. Condotta nel turpe luogo nessuno osò insidiare la sua verginità. Una leggenda d'origine greca narra anzi che un uomo più brutale degli altri, avvicinatosi alla fanciulla, cadde subito ai suoi piedi, privo di vita. Dopo questo fatto, Agnese venne di nuovo interrogata dal Prefetto, in presenza del corpo inanimato dell'uomo. « Crederò a te e al tuo Dio — disse il giudice — se ridonerai la vita a quest'uomo ».

Agnese allora, alzando gli occhi al cielo, implorò la vita per il suo attentatore, e al miracolo il Prefetto e molti con lui gridarono: « Grande è il Dio dei cristiani! ». Qualcuno però accusò la fanciulla di tenebrosa magia, e il martirio ebbe seguito.

Non si sa però in che modo preciso Agnese suggellasse la prova. Il Papa Damaso, con la tradizione greca, parla di fuoco. Il poeta Prudenzio, con la tradizione latina, parla più verosimilmente di decapitazione. Ma nell'inno in onore di Agnes Beatae Virginis, che si ritiene di Sant'Ambrogio, il poeta immagina la fanciulla sgozzata, proprio come una vera agnella, mite e immacolata. E dell'Agnello divino, la Martire bambina, bianca e vermiglia, è restata la sposa più tenera e più commovente.


Sant'Agnese Vergine e martire, dipinto di Johann Schraudolph (Wikipedia)

SANT’AGNESE, LA SUA STORIA

Memoria di sant’Agnese, vergine e martire, che, ancora fanciulla, diede a Roma la suprema testimonianza di fede e consacrò con il martirio la fama della sua castità; vinse, così, sia la sua tenera età che il tiranno, acquisendo una vastissima ammirazione presso le genti e ottenendo presso Dio una gloria ancor più grande; in questo giorno si celebra la deposizione del suo corpo.

IL MARTIRIO
Successivamente Agnese venne accusata di saper usare la magia e dunque fu condannata ad essere bruciata viva. La giovane fu in grado di sopravvivere alle fiamme che invadevano il suo corpo, quindi venne uccisa con un colpo di spada, che le ferì mortalmente la gola La giovane perse la vita il 21 Gennaio del 305 dopo Cristo, e in seguito fu eletta Santa.

Santa Agnese è stata nominata Patrona della città dell’Aquila. Nel giorno della sua morte, infatti, nel monastero a lei dedicato vi è una celebrazione religiosa, che attira parecchi pellegrini e turisti. Alla celebrazione assistono in genere molte autorità civili e religiose. Nel corso della festa di Sant’Agnese, nella piazza del vecchio ospedale di San Salvatore, dei gruppi di persone, guidati ciascuno da un capitano, si sfidano in una gara di maldicenze, che sono in genere rivolte contro un qualsiasi cittadino aquilano. Questa competizione viene di solito vinta dal gruppo le cui maldicenze sono le più vere ed originali.

Il 21 Gennaio si ricordano San Patroclo di Troyes, Sant’Epifanio di Pavia, San Publio di Atene, San Zaccaria del Mercurion e San Bartolomeo Roe. I Beati di questo giorno sono invece Gualtiero di Bruges, Tommaso Green, Giuseppa Maria di Sant’Agnese e Francesco Bang. 







lunedì 8 luglio 2019

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo: 16 luglio


Il Monte Carmelo fu, fin dai tempi più remoti, assai famoso in Palestina ma oggi territorio israeliano. Su di esso infatti si ritiravano uomini di santa vita per onorarvi, ancor prima che nascesse, la Vergine Madre di Dio. Venne santificato pure da un lungo soggiorno che vi fece il profeta Elia. 

Continuarono poi sempre pii solitari a ritirarsi sul Monte Carmelo, ma quando la spada di Maometto assoggettò la Palestina, a stento alcuni riuscirono a salvarsi nascondendosi nelle spelonche. 

Verso il secolo XI, un pio sacerdote calabrese eresse sui ruderi di una cappella anteriore una chiesetta alla Vergine, ed, avendo raccolti altri compagni, ebbe dal patriarca di Gerusalemme una regola di vita. Ebbe così inizio l'ordine dei Carmelitani che fu poi approvato dai Sommi Pontefici Onorio II e Gregorio IX.

Ma la festa della Madonna del Carmine è strettamente legata al grande devoto della Vergine, S. Simone Stock. Era questi un inglese che, per onorare la Madre di Dio, si era dato ad austerissime discipline, rinnovando le mortificazioni dei primi eremiti. E quando, sul principio del xm secolo, l'Ordine Carmelitano si estese in Inghilterra, S. Simone, attratto dalla devozione che i Carmelitani professavano a Maria, volle entrare nel loro Ordinè. Accettato, chiese di vedere il Monte Carmelo, e così visitò a piedi nudi tutti i luoghi sacri della Palestina, trattenendovisi per ben sei anni. Solo Iddio è testimonio delle fervorose preghiere che il Santo fece su quel sacro suolo nelle notti silenziose!

Ed appunto in una di quelle notti gli apparve la Vergine che, consegnandogli uno scapolare, gli disse con dolcezza: Figlio, prendi il segnale del mio amore. 

E che questo sia il segnale dell'amore di Maria ce lo dice il seguente versetto, riferito allo scapolare: Protego nunc, in morte juvo, post funera salvo! —Avranno, dice Maria, la mia protezione in vita, saranno da me aiutati in morte e dopo la morte li condurrò in cielo.

S. Simone, per soddisfare il desiderio della Regina del Cielo, con grande zelo propagò questa devozione, che si estese rapidamente.

Anche i Papi si tennero onorati di appartenere alla milizia di Maria, e concessero molte indulgenze agli ascritti. Il Privilegio sabatino che godono gli ascritti all'abitino del Carmine assicura la liberazione dal Purgatorio, per intercessione di Maria, il primo sabato dopo la morte. 

La solennità della Beata Vergine del Carmine si celebra il 16 luglio, in ricordo dell'apparizione e della consegna dello scapolare a S. Simone.

Il Beniamino di Maria, l'apostolo dell'abitino del Carmine, morì proprio il 16 luglio del 1265 in età di oltre cento anni. 

Impariamo ad amare Maria, e portiamo sempre sul nostro corpo l'abitino del Carmine. 

PREGHIERA. O Dío, che decorasti l'ordine del Carmelo del titolo singolare della tua beatissima sempre Vergine e Madre Maria, concedi propizio che mentre oggi ne celebriamo la festa con solenne ufficio, muniti della sua protezione, meritiamo di giungere ai gaudi eterni. 




Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

O Maria, Vergine del Carmelo,
riempi della tua presenza il cammino della nostra vita.
La tua bellezza, specchio della bellezza divina,
irradi nel mondo mitezza, pace, armonia.
La tua tenerezza, riflesso della misericordia divina,
ci aiuti ad amare Dio e i fratelli con cuore puro e totale dedizione.
La tua sapienza, dono dello Spirito Santo,
ci educhi all’ ascolto orante della Parola
e a vivere secondo i suoi disegni.
Con il tuo esempio sostienici, o Maria, nostra Madre e Sorella.
Amen.